27.02.2026
L’incendio di Crans Montana ha riproposto l’importanza di conoscere i rischi del proprio luogo di lavoro e di prevedere cosa fare in emergenza per tutelare la salute dei lavoratori e degli ospiti. Un contributo di Michele Del Gaudio, ricercatore Inail.
In attesa che le indagini chiariscano con precisione responsabilità, dinamiche e cause del tragico incendio a Crans Montana (Cantone Vallese, Svizzera) che, nella notte del primo gennaio 2026, ha portato a diverse decine di morti e più di cento feriti, è opportuno avviare una riflessione ampia e profonda. Una riflessione che non si soffermi solo sugli aspetti tecnici, strutturali o normativi, ma che si interroghi anche sul modo in cui le emergenze vengono percepite, comprese e affrontate.
In una lettera inviata alla redazione da un nostro lettore si sottolinea che, riguardo a quanto successo a Crans Montana, “forse stiamo perdendo la cognizione del rischio”. Manca, insomma, “una generale educazione alla prudenza, che non può essere affidata al semplice istinto”. Bisogna, insomma, essere consapevoli dei rischi e capaci di riconoscere segnali di pericolo prima che questi si trasformino in eventi irreversibili.
Proprio per favorire queste riflessioni, ospitiamo oggi un contributo di Michele del Gaudio, Ricercatore Inail UOT CVR di Avellino, dal titolo “Quando il luogo di lavoro è anche un luogo di divertimento con avventori”.
Nei prossimi giorni cercheremo poi di raccogliere altri commenti che, speriamo, siano in grado, attraverso una riflessione lucida e non emotiva, di trasformare quanto avvenuto in un insegnamento per evitare che simili tragedie non si ripetano.
Spero che questa mia riflessione sia correttamente interpretata come una esigenza di confrontarmi con chi si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro e non un voler approfittare dell’eco mediatico dell’incendio avvenuto recentemente a Crans Montana. Lungi da me ricercare responsabilità anche perché penso che, in questo momento, per chi è stato direttamente coinvolto, conta poco trovare le responsabilità. Quando sarà chiaro meglio cosa è accaduto, la legge farà il suo corso e si spera che i legislatori facciano esperienza di quanto accaduto per adeguare le regole.
Io, però, lavoro per la prevenzione ed il post incidente è sempre il risultato di una partita persa. L’incendio del cinema “Statuto” a Torino nel 1983, come è venuto in mente a molti, fu anch’ esso un incendio in un luogo di divertimento che ha lasciato il segno perché in quel luogo non erano previste le norme di prevenzione che oggi sono scontate. Fa un certo effetto pensare che addirittura fino al 1975 in Italia si poteva fumare al cinema anche se successivamente il divieto è stato promosso soprattutto per motivi salutistici.
Quello che vorrei provare ad analizzare sono gli aspetti che purtroppo io e chi come me si occupa di prevenzione nei luoghi di lavoro, non ha potuto non cogliere.
Sì, perché quel Lounge Bar per me era un luogo di lavoro.
Le cronache hanno enfatizzato alcune scene riprese con i cellulari. Ecco…. riprese con i cellulari …
La nostra vita è ormai filtrata dall’occhio elettronico basta assistere ad un concerto in televisione per accorgersi che il pubblico riprende tutto col cellulare e pochi si concentrano su quanto vedono e sentono direttamente.
Anche gli ospiti, del lounge bar, riprendevano un evento che avrebbero poi commentato ritornando a casa.
Queste riprese saranno sicuramente utilissime per ricostruire quanto accaduto ma hanno raccontato soprattutto come i presenti si sono comportati.
I camerieri hanno servito le bottiglie di champagne addobbate con candele scintillanti, e come mi ha raccontato mia figlia adolescente, questa abitudine è molto diffusa anche nei locali di tutta Italia. Per le candele scintillanti utilizzate sulle torte è in corso un dibattito tra produttori ed esperti sugli effetti tossici che possono provocare, ma il loro effetto a contatto con materiali infiammabili quali capelli, abiti e materiali d’arredamento non è certo imprevedibile e deve essere correttamente segnalato dal produttore agli utilizzatori.
I camerieri in quanto lavoratori hanno ricevuto una formazione? Hanno ricevuto le istruzioni d’uso di questi oggetti nello specifico ambiente? Hanno ricevuto una formazione antincendio?
Quello che si vede nei filmati è un ragazzo che cerca di spegnere il principio di incendio con un indumento ma io avrei voluto vedere la scia di un estintore.
Le prime notizie ci restituiscono, purtroppo, notizie scontate sugli effetti dei gas prodotti dalla combustione ed anche per questo avrei voluto vedere gli ospiti avviarsi fuori e non restare a contemplare le fiamme come fosse uno show.
Aldilà di quello che si accerterà sugli obblighi da rispettare e l’adeguatezza dei luoghi in base alla normativa vigente in quella nazione, quello che mi colpisce è una mancanza di consapevolezza.
La sicurezza non deve essere solo imposta come un obbligo. La presenza di un congruo numero di estintori, di adeguate uscite di sicurezza, di segnaletica efficace e di luci d’emergenza sono il frutto di una progettazione e sono calcolati per evitare il propagarsi di un principio d’incendio e soprattutto per permettere in base all’affollamento previsto, di andare via rapidamente. Il datore di lavoro ne deve essere consapevole.
Questa notizia potrebbe essere l’occasione per discutere in luoghi di lavoro analoghi, a scuola e in famiglia su cosa fare quando succede qualcosa di analogo.
La pizzeria e il bar in cui lavoriamo o che frequentiamo sono sicuri? Gli estintori sono agevolmente raggiungibili? Le uscite di sicurezza sono sgombre?
No … non è tutto scontato. Mi è capitato di far notare al gestore di una pizzeria che l’estintore era coperto da varie scatole ed è bastato questo per risvegliare l’attenzione di chi, pur frequentando quel luogo tutti i giorni, aveva perso la consapevolezza. La mia segnalazione non è stata una sanzione ma lo stupore che ha provocato in chi mi ha ascoltato è servito probabilmente a giustificare la presenza dell’estintore che fino a quel momento era stato considerato parte dell’arredamento.
Da padre non posso non condividere la desolazione dei genitori dei ragazzi deceduti come giornalmente condivido la desolazione dei parenti dei più di mille lavoratori deceduti nei luoghi di lavoro italiani ogni anno e che poi ripensano che tutto poteva essere previsto e quindi evitato.
Non dimentichiamo che anche questo incidente purtroppo ha provocato morti sul lavoro anche se la giovane età degli avventori ha prodotto più scalpore.
Forse ci sarà una evoluzione normativa ma col tempo anche questa sarà percepita come un fardello burocratico.
Provo a lanciare la mia proposta… Dobbiamo aumentare la consapevolezza…. La mia casa , il mio luogo di lavoro, la mia scuola, i miei luoghi di svago hanno dei pericoli ed io li debbo conoscere e debbo sapere come comportarmi per prevenirli o proteggermi.
Chi deve attivarsi ?..... NOI.
Michele del Gaudio
Ricercatore INAIL UOT CVR Avellino
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